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Il comune di Germagnano appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Le origini di Germagnano sono chiaramente romane, come indica lo stesso toponimo. Questo deriva dal nome gentilizio romano GERMANIUS, da cui "FUNDUS GERMANIANUS" e quindi GERMANIANO.
L'aggregato romano sorgeva sulla strada che da Chivasso, raggiunto il territorio di Volpiano, proseguiva verso i fondi ed i "vici" (plurale di "vicus") di Leynì, San Maurizio, Ciriè, Mathi, Germagnano, all'imbocco delle Valli di Lanzo. Tale strada, superato il ponte romano sulla Stura a Germagnano, proseguiva per la conca di Viù, Col San Giovanni, Valle di Susa, oppure per Viù, Usseglio, Colle d'Autaret e raggiungeva la Savoia.
La posizione di Germagnano presso il ponte romano sulla Stura, transito obbligato per le Valli di Lanzo ed i valichi alpini dell'Autaret e di Arnas, potrebbe far pensare ad una "mansio" dove si fermavano i viaggiatori prima di addentrarsi nelle Valli ed ascendere i monti.

È del 1034 il primo documento attestante l'esistenza della comunità di Germagnano in cui, il 4 luglio, Rodolfo, abate di Nonantola, stipula con i Conti Guido e Adalberto e il Chierico Riprando, fratelli fu Uberto, e coi loro nipoti impuberi Guido ed Ottone, una permuta per la quale costoro cedono molte terre subalpine e fra queste Germagnano, ricevendone in cambio altri beni nel modenese.
L'esistenza della comunità è confermata da successive bolle imperiali e papali.

Nel 1120 la chiesa di S. Stefano (costruita prima dell'anno 1000 e distrutta nel 1946 da una piena dello Stura) con tutte le sue pertinenze, diviene un possedimento del Monastero di S. Solutore (uno dei più importanti del Nord Italia), al quale è stata donata dai Vescovi di Torino.
Nel 1260 il territorio comunale, insieme alle Valli di Lanzo, passa a Guglielmo VII di Monferrato e nel 1305 cade definitivamente in mano ai Savoia.
È del 1270 il primo documento che testimonia l'esistenza di Germagnano come Comune autonomo con propri Consoli. Il territorio era amministrato insieme alla comunità confinante di Traves e tale gestione durò fino al 1622.
Nel XVI secolo il territorio è riserva di caccia ducale per i Duchi sabaudi Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I.
Nel 1577, insieme a tutto il Marchesato di Lanzo, passa a Filippo d'Este.
Nel 1622 uno spaventoso incendio distrugge buona parte del Capoluogo e Carlo Emanuele I esonera gli abitanti per sei anni dal pagamento di ogni tassa, cosa che si ripeterà per 10 anni dal 1640 in seguito a gravi inondazioni.
Nel 1725, smembrato il Marchesato di Lanzo, Germagnano è concesso in feudo comitale a Luigi Ignazio di Faussone, Governatore del forte di Bard.
Nel 1765 la chiesa di S. Pietro in Vincoli, edificata nel XV secolo e poi intitolata ai SS. Grato e Rocco, viene eretta a parrocchiale staccandosi dalla omonima di Lanzo T.se.
Nel 1791 si costruisce il ponte a tre arcate in pietra sullo Stura, ponendo fine ad una lotta secolare con le piene del fiume per la transitabilità del guado.
Nel 1870 viene edificata la Cartiera Vecco-Valvassori (poi Valvassori Franco, poi Burgo, poi facente parte del Gruppo Spinoglio) che lavorò anche per la Zecca di Stato e che fino ai primi anni Duemila ha dato lavoro a centinaia di persone.
Nel 1898 si costruisce l'impianto idroelettrico della Frazione Funghera, una delle prime centrali nel mondo ad essere costruite.
Nel 1915 a Germagnano arriva anche la ferrovia Torino - Ciriè - Lanzo - Ceres, in seguito divenuta una delle prime ad essere elettrificate, che già permetteva di collegare il Palazzo Reale di Torino con la Reggia suburbana della Venaria.
Durante la Resistenza al Nazi-fascismo Germagnano svolge un ruolo di primo piano, essendo un punto strategico delle Valli e sacrifica alla causa anche alcuni suoi martiri, tra cui Celso Miglietti (decorato con la medaglia d'argento al valor militare), Roberto Miglietti e Domenico Vottero Prina.

In anni recenti il territorio comunale viene afflitto da ripetute alluvioni: nel 1993, nel 1994 e nel 2000, durante cui è colpito gravemente il cimitero, asportato per circa un terzo della sua superficie dall'impeto delle acque del Torrente Stura.

«Notizie storiche tratte da: Aldo di Ricaldone "Germagnano contado dei Faussone" Rosada arti grafiche, Torino, 1978»